Ritornare qui è sempre come riprendere una parte di me che ogni tanto sfugge.
E quando la riprendi,è proprio allora che fugge di nuovo,ritorna indietro
come per un ovvio senso di appartenza al luogo più naturalisticamente compatibile con la sua origine.
Il punto è che proprio quando vorrei averla con me,
quando vorrei parlarci tête-à-tête
con la stessa intimità
con lo stessa complicità del buttar fuori sudore e tossine e anima
sul sudore e tossine e anima del tuo uomo,quello della vita
per affidarti oltre che con il cuore anche con le parole,le migliori che tua possa scegliere
lei,inspiegabilmente,sfugge
e quando lo fa non smette mai di sorprendere.Perchè è continuo divenire.
E con il tempo ho imparato a capire che le cose naturali sono sempre le più inspiegabili
le sensazioni di getto,di petto
che la pretesa di volerle congelare,per un attimo,
di avvolgerle in una rete per puro senso di egotismo
è e deve rimanere solo una pretesa di spirito.Pretenziosa.
Non che le voglia al mio fianco,come costante
io voglio e devo forse e semplicemente ammorbidirle
e non solo perchè si chiamino paure contro natura
ma perchè rappresentano il concentrato più schietto della mia esistenza
ed io,ora,voglio solo catarsi
e qualcosa sulla pelle e sotto e dentro che sia più simile
in assoluto al concetto di purezza
e che l'unica,unica cosa che possa sfiorirla sia
della buona saudade
quell'unico pensiero che fa di me quello che sono e sarò per sempre.
Questo è un altro breve frammento di coscienza
che delle pareti bianche,di questa bianca stanza Romana,su una ancora più bianca scrivania e ancor di più bianco schermo sanno regalarmi.
Un po'come se ovunque ci fosse scritto il tuo nome,anche se il tuo nome non esiste.
Nè qui,nè altrove.
Roma,22 giugno 2010.
22 giugno 2010
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