Non è questione di gambe.
Non di colori o sorrisi.
Forse è stile trovarti nei pensieri più futili,
mentre pranzo con la faccia verso il sole
guardando il campo da tennis
e immaginando di colpire con la stessa precisione di un tiro
quello che hai da mostrare.
E non parlo di personalizzazioni
o deficenze emotive
parlo di intuito e specchi
della tua immagine che sembra sempre scappare
di quello che hai nella testa
delle tue allitterazioni emotive
e di quelle conclusionali
di tutto quel movimento che vedo intorno
da farmi girare la testa
di quello che riesco a vedere
e di quello che non riesco a vedere,
che tutto questo casino fatto di imperfezioni
sbavature,codici e divagazioni che sono solo
semplici perdite di tempo,brandelli del cazzo
tutto questo e tanto altro mi sa di così preciso,perfetto
da farmi sentire al posto sbagliato
nel momento giusto
che quasi mi spaventa.
Non di farmi sentire perfetta
ma di perfezionare il mio sentire
le cose che vedo,che sento,che tocco
e questa dialettica mi spaventa a morte
perchè rivedo un inizio
che vorrei fosse fine
e in questo casino magmatico
mi ci sento dentro come mai lo ero stata
ed è proprio lì che mi verrebbe voglia di prendere carta e penna
e buttare giù qualcosa,
costruirti
per poi vedere se sei veramente così
come ti immaginavo.
Per vedere se davvero
sei quel casino psichedelico a cui sento di appartenere
per puro caso.
14 marzo 2012
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