11 settembre 2012

Everything changes.


Quando le storie si chiudono è inevitabile guardare alle partenze.
Partenze e arrivi, senza compensazioni di sorta.
E'che ho la stessa paura della partenza, così mi chiedo
che cosa ho capito in questi anni, se c'è qualcosa da capire.
Forse non c'è nulla su cui scommettere,
e allora sto vivendo questi mesi in un lento scorrere
in cui per la prima volta non rincorro nulla,
aspetto che sia la vita a rincorrermi e forse spingermi dove ancora non so.
Non sono stati anni facili,
anni poco umani, fatti di tempi scanditi, sbadigli, nuovi spazi comuni,
fatti di tante pause caffè, troppe sigarette, colonne sonore
di chiusure emotive, riflessioni, botta e risposta,
di un ridere di gusto che quasi mai c'è stato,
di un ridere sociale, di un ridere delle ferite,
di un ridere, con un po'di amaro in bocca, nel vedervi ritornare e poi riandare,
anni di adattamento,
di speranze fortissime, altissime idealizzazioni,
di un entusiasmo destinato ad appassire a mano a mano.
E poi,intorno, un mondo fortuito
che nella sua causalità mi ha mostrato una causalità scottante.
Perchè credo che un guardiano mi abbia portato per mano fino a qui
che i periodi di difficoltà abbiano avuto un preciso ruolo
nel cambiarmi, nel guidarmi  fino al punto in cui scrivo. 
Poi mi chiedo come sarebbe stato se avessi scelto un altro percorso,
un'altra città, con altrettante pause caffè, sigarette, colonne sonore,chiusure emotive
e spazi comuni ma poi sospendo la riflessione perchè è giusto così.
A ventiquattro anni devi respirare e sorridere ad ogni cosa che accade
anche se non tutto va come vorresti.
E' un dovere morale.
Per questo, per quello che verrà
dico grazie.
Alla vita.
Perchè è la mia vita ed è tutto quello che ho.

"Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai"
Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare

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