Se rinascessi, mi iscriverei a psicologia, avrei gli occhi grandi e verdi, una punta di lentiggini, profumerei sempre di mare. Vestirei di fibra indiana e avrei una stanza etnica piena di bambù, incensi, tanto bordeaux, e un letto giapponese. Leggerei camionate di libri, guarderei film in francese, avrei fatto l'erasmus nella regione di Bruxelles, avrei gambe sottili ed eleganti, la voce soave, l'ingenuità. L'abbaglio esistenziale. Sai, sceglierei di essere proprio come te. Tanto banale quanto straordinariamente sconvolgente. Io che di sconvolgente ho solo vagonate di questioni irrisoltee l'ombretto grigio perla mi sta da schifo mentre a te dona sfacciatamente. Qualcosa che associo vagamente alla magia, al mistero, al fascino, alla femminilità. Lui direbbe che lei è 'delicata'. E poi penserebbe a quanto è soave, o sublime, eccelsa, angelica o colta, raffinata e così ' femminile'. Che mi servirebbe una doccia d'autostima a togliere dalla pelle questa moltitudine di pensieri, un carico alcolico per cancellare, to erase - che gli inglesi hanno sempre questa strana magia nell'esprimere i concetti che nei suoni centra pienamente l'essenza delle cose, l'essenza, già - per stendere al suolo l'(es)senza di me. A rimanere solo un involucro vuoto di queste paranoie croniche ed ustionanti. L'es è inconscio, e a scomporre le parole in un caldo pomeriggio di agosto scopri che siamo fatti di inconsapevolezza. La nostra essenza è tutto ciò che per qualche strano motivo non conosciamo, ignoriamo, nascondiamo, dentro un astuccio di pensieri incatenati, concatenati che per qualche strana e immotivata ragione dicono che, un giorno o l'altro, porterai via tutto l'amore che ho.
17 agosto 2013
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Scomporre le parole in un caldo pomeriggio di Agosto a volte è proprio quello che serve. Ritrovo casualmente affinità tra pezzi dei tuoi post e dei miei pensieri, è piacevole.
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