Un foglio bianco che fatica ad essere riempito.
Il volume mi sembra sempre troppo basso,
è che ho voglia di sentirmi,
e poi di spegnermi.
E' un problema di connessioni,
di un senso inconcludente di rabbia verso me stessa
verso il mondo,verso la casa, questa stanza, le luci al neon,
le tapparelle abbassate, i risvegli con la pioggia,
il cornetto freddo che mia madre mi porta in stanza la mattina,
il che vuoi mangiare per cena,
il caffè che sa di bruciato, l'odore di colla,
l'odore di chiuso, l'odore di schifo,
il paese, la guida sulla superstrada,
i silenzi che devono essere riempiti, i baci che vorrei non dare,
la provincia, la pianura,
il bianco e il blu facebook, il touch
la gente che irrompe senza bussare, la memoria che vorrei non avere,
i libri che non vorrei studiare,
e quelli che vorrei acquistare,
le persone che vorrei conoscere e l'opinione, e la paranoia,
l'immaginario collettivo, l'inconcludente ed il sociale, la repressione
che fino a un tempo fa giocavo a fare la rivoluzione con me stessa
e questa bolla antisociale che mi persuade
e mi sembra di impazzire con una pulk/pull revolving doors di sottofondo.
E' un minuzioso edificio di calma, pace e responsabilità
tutto quello che non vorrei fare e tutto quello che non vorrei dire,
tutto quello che non vorrei avere
c'è.
Molla esistenziale inceppata.
Che qualcuno poi mi spieghi come si inizia una (ri)voluzione.
19 novembre 2013
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