mi sono risvegliata e non riuscivo a scrivere
più nulla. in un appannato stato di dormiveglia ho tentato di dispiegare
la nebbia, di scostarla con le mani e la dolcezza nel cuore, come si
farebbe con una tenda di seta per lasciare entrare il vento estivo, il vento di pace che solo l'alba può dare. è una di quelle canzoni che sosta proprio all'altezza della bocca
dello stomaco, che non riesci proprio a digerire, che ti trattiene senza
prenderti per mano, che trascina le gambe a intrecciarsi con le
lenzuola nella notte più fredda di tutto l'inverno, a viaggiare con te
stessa nell'acqua di un fiume che scorre lentamente e piega a valle, a
sentirti nel senso più puro della parola "sentire", che scende e arriva e
pizzica su corde di metallo il limbo dei pensieri, che si prende il
coraggio di autostabilirti, e sceglie lei per te. sceglie i confini. e
ti dissolve, come un bambino che divorato dalla stanchezza del pianto,
cede al riposo.
18 marzo 2013
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